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Armando Milani e la grafica di utilità sociale

Con Armando Milani e Mario Piazza. Modera Francesco Dondina. A cura di Società Umanitaria

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C’è stato un tempo (metà anni ‘50) in cui “la grafica a Milano è stata la Scuola del Libro dell’Umanitaria” ha ricordato qualche anno fa Gillo Dorfles, evidenziando come la comunicazione visiva in Italia sia stata sviluppata dall’esperienza di una Scuola-modello, dove si avvicendarono – sotto la guida illuminata di Albe Steiner – i migliori designers del tempo: da Bruno Munari a Luigi Veronesi, da Bob Noorda a Max Huber, da Enzo Mari a Giancarlo Iliprandi, e tanti altri. In quel tempo, un giovane Armando Milani varcava la soglia della Scuola del Libro e cominciava quella che sarebbe stata una carriera ai massimi livelli, iniziando a collaborare con i grandi grafici del Novecento (da Giulio Confalonieri ad Antonio Boggeri, a Massimo Vignelli), per poi aprire un suo studio milanese (insieme al fratello Maurizio), e da lì cominciare l’ascesa al gotha dei visual designers mondiali, pur senza mai dimenticare l’abc di quella che è sempre stata la “sua” Scuola. Sessant’anni dopo, Armando Milani torna nel luogo che aveva frequentato da studente, rapito dalle lezioni di Albe Steiner che gli insegnò “a unire l’etica all’estetica, a rispettare con il design i valori umani e sociali”. Oggi Milani si racconta a due giovani colleghi in una conversazione a 360° sulla sua carriera, dove il fil rouge è l’impegno sociale che ha contraddistinto il suo percorso professionale (e umano), diventando un protagonista indiscusso del graphic design, che ha sempre portato avanti una sua visione del mondo, attraverso una grafica sociale attenta ai temi clou del ‘900 (e del 2000), con particolare attenzione al pacifismo, ai diritti umani, all’ambiente, al razzismo. Il filmato si chiude con una carrellata di lavori, suddivisi in sei decadi, dove si percepisce subito lo sguardo essenziale e pulito, di chi è (ed è stato) capace come pochi di conquistare l’occhio per puntare diritto al cuore.