#BCM22 DIARIO DI BORDO - 20 NOVEMBRE

Il quarto giorno di BCM22 nelle parole dei volontari della comunicazione

20/11/2022

Cronaca di un’indagine annunciata

Dove: Palazzo Reale, Milano

Quando: 12:00. Domenica 20 novembre

Chi: Carlo Ginzburg

Oggetto: Presentazione del nuovo libro su Piero della Francesca, Indagini su Piero (Adelphi) Riassunto: A partire dal dipinto della Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca esposto a Urbino, Carlo Ginzburg è riuscito ad articolare un discorso ampio e trasversale sui problemi suscitati dai diversi approcci metodologici della storia dell’arte (la procedura stilistica versus il metodo cronologico). Lo storico torinese ha saputo coniugare il più stretto rigore scientifico con alcuni riferimenti personali, che appunto spiegano il rapporto quasi affettivo che lo vincola al pittore toscano. Inoltre, ha riproposto e difeso la sua teoria relativa alla committenza di questa misteriosa tavola, alludendo ad altri dipinti di Piero della Francesca; tuttavia, non svelerò il contenuto di questo ragionamento per incitare alla lettura del volume.

Impressioni: Tra gli argomenti trattati in questa stimolante conferenza sullo sviluppo della disciplina storico-artistica – con i suoi avanti e indietro che si perpetuano con i secoli –, due concetti rimangono chiari nella mia memoria. Da una parte, la cosiddetta irrilevanza delle divisioni disciplinari. Carlo Ginzburg ha dimostrato oggi percorrendo i suoi ragionamenti su Piero della Francesca l’importanza di ampliare gli orizzonti, di far dialogare i materiali e le fonti per arrivare a un panorama più complessivo. Naturalmente, penso che questo metodo (una vera boccata d’aria fresca) non sia solo applicabile alla storia dell’arte, ma anche ad altre discipline, e, perfino, alla nostra vita quotidiana, se vogliamo renderla più consapevole e vivace. Dall’altra parte, e come conseguenza del suddetto, l’attenzione al dettaglio. Ginzburg, inventore della microstoria – sulla quale cominciò a lavorare già nel secolo scorso –, ha messo in luce durante la sua conferenza l’adeguatezza di rivolgersi verso le storie meno note, parallele alle grandi narrative, ma non per questo motivo meno illuminanti. Il caso della Flagellazione di Piero della Francesca dimostra proprio l’impatto che i dettagli hanno nel quadro generale dell’esistenza, perché non sono triviali, bensì segni (più o meno volontari) dello spirito di un’epoca, di un popolo, di una vicenda individuale. Questa lettura di Ginzburg potrebbe spingerci a percorrere i cammini più sconosciuti della nostra era, che magari ci porterebbero a scoprire nuove dinamiche da integrare nella nostra società…

Riepilogo: La voce di Ginzburg, anticonformista e ragionata, contribuisce a mantenere vivo il dialogo e la condivisione culturale. Rimane tutt’ora lucida e opportuna.

                                    Marina Bodoque 

Il mio secondo viaggio letterario per gli eventi di BookCity inizia qualche secolo indietro nel tempo, con precisione nel IV secolo dopo Cristo. Nel primo pomeriggio mi dirigo al Circolo Filologico Milanese, dove il giornalista e storico Corrado Augias è stato ospite per presentare il suo ultimo libro intitolato La fine di Roma. L’incontro, tutt’altro che accademico, è stato un’emozionante percorso nella storia della Roma cristiana che ci ha portato a riflettere su come molte delle nostre cosuetudini contemporanee a livello politico, civile e religioso, non siano altro che un lascito di quella che era la società di allora. Augias ha raccontato, attraverso una serie di immgini, testimonianze letterarie e aneddoti storici, il passaggio dall’epoca classica al periodo Cristiano. Un passaggio che può ricordarci quello che la nostra società sta attraversando in questo momento: l’implicazione della cività digitale. Nonostante ne siamo tutti totalmente coinvolti, non conosciamo ancora le infinite ripercussioni che questo comporterà nelle nostre vite. Quest’uomo di straordinaria saggezza e intelligenza, ha qualcosa che manca al tempo d’oggi: la capacità di esprimere concetti complessi con grande semplicità, calma, ed eleganza.

Mi incammino verso la Biblioteca d’Arte all’interno del Castello Sforzesco, centro nevralgico dell’organizzazione di BookCity, per assistere alla presentazione del libro Chiaroscuri di donna. Storie di donne e di maestri dell’arte di Bruno Volpi. Il romanzo è questa volta una storia ambientata nel mondo dell’arte; sono vicende romanzate di muse che hanno ispirato artisti nella loro creazione artistica. Sono vite di donne che hanno deciso di andare controcorrente e, per una volta, essere loro a guidare gli uomini. Donne che hanno avuto il coraggio di andare dove molte altre loro contemporanee non sono riuscite ad andare e alle quali, alla fine, la vita ha sorriso. Sono state la sostanza della grandezza di autori come Pablo Picasso, Giovanni Boldini e Marc Chagall: Dora Maar, Charlotte Barthe e Bella Rosembert. È bello pensare alla forza dell’amore: una furia che neanche la morte può distruggere.  

                                    Sofia Campanelli

“Etica ed economia”: il nuovo pane (e marmellata) quotidiano dell’imprenditore

I Bocconiani in corso d’opera (come me), seduti in un angolo della sala di lettura della Egea (libreria bocconiana per eccellenza), non avevano mai sentito questa lezione. Gli imprenditori di ieri, ma anche di oggi, sarebbero rimasti altrettanto stupiti nell'ascoltare quello che aveva da raccontare il dott. Chiminazzo riguardo la sua nuova disciplina…

Cominciamo dal passato, da ciò che era ma non è più, da ciò che era vero per Adam Smith ma che non si addice affatto al nostro XXI secolo: l’Economia Classica. Il primo anno di una qualsiasi facoltà che abbia un che di economico nel curriculum propone sempre un corso in cui il syllabus riporta citato un “mattone” di economia. Ed è da esso che emerge quella figura dell’homo œconomicus che prevale nella nostra società fin dagli albori della prima Rivoluzione Industriale. C’è la legge del profitto, con il suo mantra del “massimo guadagno con il minimo sforzo”; ci sono i tre fattori produttivi (lavoro, terra e capitale) che fanno da base a ogni attività d’impresa. Ci trovassimo ancora a vivere qualche decennio fa, andrebbe tutto benissimo, l’Economia Classica non darebbe segni di cedimento. Eppure, oggi, nel 2022, qualcosa è cambiato.

Quello che era il pane quotidiano dell’imprenditore smithiano, non è più sufficiente a soddisfare gli stomaci affamati di oggi, a partire da quello dell’imprenditore stesso, che affinché la sua impresa funzioni (davvero), sopra il pane ci deve mettere un bel po’ di marmellata, o meglio, di etica.

Lezione nuova, per noi Bocconiani appollaiati sulla seggiola della Egea? Neanche troppo. O, almeno, così pensavo inizialmente. Anche di etica, in fin dei conti, se ne riempiono la bocca i grandi nomi del presente. Se chi guadagna tanto non fa almeno un po’ di beneficienza o filantropia, ecco che la gente comincia a criticare. È tutto un sentire quotidianamente di aziende che mettono in piedi le loro fondazioni, mostrando quanti profitti buttano fuori dalla loro macchina aziendale destinandoli alla causa sociale più in voga del momento. Questo, però, a dire del dott. Chiminazzo, non è affatto etica, è beneficienza, filantropia. L’etica è qualcos’altro.

Lezione nuova. Nuova davvero. In quest’incontro illuminante, il mio orecchio di Bocconiana che aveva già passato l’esame di economia si è sentito dire che avrebbe dovuto rifare tutto il corso. Il XXI secolo non necessitava più di Economia Classica, ma di una nuova disciplina: l’Etica ed Economia. Entrambe unite e appiccicate l’una all’altra, come uno spesso strato di marmellata sopra la fetta di pane tostato.

Il dott. Chimiazzo stava tentando di instillare nelle menti dei suoi ascoltatori la scintilla per approcciarsi a una materia senza precedenti: una vera rivoluzione. Il titolo del suo libro parla chiaro: Homo ethicus œconomicus. Un nuovo concetto di imprenditore, ma non solo. Il suo invito era quello di imparare da questa disciplina a comportarsi in modo adatto alle circostanze odierne in ogni gesto quotidiano: dal fare impresa al diventarne consumatori.

E cosa si doveva imparare? Prima di tutto, a incorporare l’etica nel processo produttivo dell’impresa. Niente etica intesa come beneficienza esterna, ma un nuovo mantra per il profitto: efficienza e solidarietà. Anche quest’ultima non deve essere fraintesa: la solidarietà è un principio economico a tutti gli effetti, significa mettere tutti da parte qualcosa per fronteggiare un pericolo comune incombente, creare un piccolo “fondo cassa” nell’azienda da utilizzare per chi sarà davvero colpito da quel male, cosicché possa continuare il suo lavoro e non restare indietro.

Secondo punto da imparare: quattro nuovi fattori produttivi da aggiungere allo storico trio - patrimonio umano, web (inevitabile oggi!), energie rinnovabili (…era anche ora), e soprattutto conoscenza. È grazie a quest’ultima che si realizza davvero quel “moltiplicatore” dell’economia che gli economisti cercano sempre di rafforzare per incrementare il guadagno finale.

Parole davvero nuove, per noi Bocconiani. Ancor più, quando il dott. Chimiazzo faceva l’esempio pratico del potere generatore del fattore conoscenza: se due persone si incontrano e si scambiano una moneta, ciascuno torna a casa con una moneta; se due persone si scambiano un’idea, ciascuno torna a casa con due idee.

A sentire ciò, la mia mente frullava, ringraziando di essere finita nel mezzo di BookCity ad assistere alla presentazione di quel libro. Quella sera, almeno con me, il meccanismo moltiplicatore doveva aver funzionato: di nuovi spunti da applicare nella mia vita quotidiana ne avevo in abbondanza, e altrettanti ne avrei scoperti in quel libretto dalla copertina nera che già avevo nella borsa. Merito del potere della lettura diffusa, quale la suddetta manifestazione vuole promuovere: il primo motore per diffondere questa produttivissima conoscenza.

                                    Emma Sedini