#BCM18 - Diario di Bordo - Venerdì 16 novembre

L’odore della carta è insostituibile. Il tocco della carta. Quel movimento delle dita che sfregano su due pagine unite, con il pollice e l’indice, così familiare. Sfogliare. Da piccolo guardavi le figure e anche senza sapere cosa quelle scritte nere tutte strette significassero ti affascinavi a immaginare mondi e storie, di eroi e lupi e draghi. Le immagini sono importanti come le parole, potenti ed evocative, soprattutto se si muovono. Il cinema è sempre stato legato a filo doppio con il mondo della letteratura, libri che diventano film, film che diventano libri, ma anche fumetti, graphic novel, videogiochi, storie che non si rassegnano a una sola narrazione ma esplodono in ogni forma che gli viene data. Stamattina è questa il mondo che sono venuto ad esplorare, quello del grande amore fra la letteratura e il grande schermo, ma anche una grande battaglia.

Chiunque sia cresciuto con i fumetti sa quanto sia difficile vedere gli eroi che hai sognato di essere, in carne ed ossa sullo schermo di un cinema un mercoledì a 3€ per gli studenti qualsiasi. Un po’ per l’affetto, un po’ per gelosia, un po’ perché in fondo quelli che un tempo erano gli eroi di pochi ora sono gli eroi di tutti. E sono cambiati, come noi. La generazione universitaria che si affaccia a BookCity è quella dei figli della Cultura Pop, di quelli cresciuti con i videogiochi, il digitale, la globalizzazione e la cultura di massa che i nostri genitori hanno visto nascere e contribuito a creare. Mentre i due ragazzi di Bad ci raccontano e si raccontano ti rendi conto di quanto l’Università abbia non solo voglia ma bisogno di parlare di sè, di narrare tutte le nuove realtà e le nuove sfide che vive e i nuovi mondi che vuole esplorare. E la cosa che più conta è quel sentirsi liberi. Quel senso di leggerezza di chi finalmente può parlare di sé senza sentirsi giudicato. Di chi può esprimere appieno tutto il suo amore e la sua passione per quello che fa. È il momento perfetto per amare i fumetti ma forse è il momento perfetto anche per provare finalmente a sentirsi un po’ più liberi.

Le immagini e i suoni. I libri che parlano. Il pomeriggio decido di spenderlo in Conservatorio, uno di quei posti in cui si intreccia il passato con il futuro, fatto di ricerca ma anche di grandi radici e di grandi contraddizioni. Scrittori come Joyce passano una volta sola in un secolo e il suo legame indissolubile con la voce è stato esplorato da un compositore ligure, Luciano Berio, che ha vissuto qui a Milano per anni e lavorato in RAI quando la RAI era anche un grande centro di ricerca. Insomma in quel periodo in cui noi dell’Università neanche eravamo nati. Non riesco a sfuggire a questa voglia di trasformare i libri in qualcosa di diverso. Nell’universo della multimedialità in cui siamo cresciuti forse è naturale cercare di raccontare in ogni modo possibile le storie, dandogli tutte le forme che conosciamo, tutte le sensazioni, tutte le sfumature. Raccontarsi. Suonarsi. Nell’era digitale i libri diventano suono, così come le storie di un tempo sono diventate libri. Un legame antico, come quando da piccolo tua madre ti leggeva le favole, indissolubile perché ancora più primitivo e ancestrale delle immagini, quasi istintivo. Stavolta si parla di arte e performance, quattro giovani compositori che ci guidano nell’ultimo capitolo dell’Ulysses di Joyce e ci mostrano tutta la voglia di esplorare e cercare di questo mondo, del mondo dell’Università che preme per avere nuovi spazi, nuove forme e nuove possibilità. Per fare della cultura qualcosa di bello.

La stessa cultura che inseguo camminando verso Sant’Ambrogio per l’ultimo evento di giornata. Un happening. Gli happening li ha inventati John Cage con il suo gruppo performativo, uno che in Conservatorio si studia per intendersi. C’è una linea sottile che collega la cultura pop alla cultura accademica ed io la sto percorrendo passo dopo passo sul marciapiede. Lo Showroom Flou è un luogo di letti, di design e vetrine, dove per una sera si incontrano quattro attori per leggere alcuni passi di libri contemporanei, libri figli della cultura pop, accompagnati negli intervalli da alcune musiche tratte da film. Come in un cerchio che si chiude mi siedo su un divano ad ascoltare, quasi a farmi cullare dopo una giornata densa e piena e viva, immaginare e lasciarmi affascinare dai lettori seduti in mezzo a noi, sui divani e i letti, mentre due ragazzi ballano sommessamente sulle note di Moon River e cala il sipario su questo venerdì, mentre tua madre ti rimbocca le coperte dopo che ti sei addormentato, alla fine dell’ultima storia.

di Bleiz Del Sette - Conservatorio di Milano

Pubblicato in Bookcity il 17/11/2018